|||||
TEMPEST

Intermezzo da Shakespeare, Eduardo e Locke di Alessandra Petitti e Claudio
Lugo per due voci femminili, due danzatori, voce recitante, consort barocco
e trio elettro-acustico.
Coreografia di Alessandra Petitti
Musica di Claudio Lugo
Roberta Andalò, soprano
Daniela del Monaco, contralto
Alessandra Petitti e Mario Torella di Romagnano, danzatori
Enzo Salomone, voce recitante
Manilio Prignano, proiezioni
Ensemble Dissonanzen:
Tommaso Rossi, flauti dolci e traversiere
Nicholas Robinson, violino barocco
Rosario Di Meglio, viola barocca
Raffaele Sorrentino, violoncello barocco
Ciro Longobardi, pianoforte preparato
Marco Cappelli, chitarra preparata e live electronics
Francesco D'Errico, sintetizzatore e campionatore
Claudio Lugo direzione, concertazione
.
Coproduzione Centro di Musica Antica Pietà dé Turchini – Maggio dei Monumenti 2004 – Comune di Napoli
Prima rappresentazione: Teatro di Corte di Palazzo Reale – 8 maggio 2004

“E sempe chiena de remmure' l'isola,
de suone e cante doce ca deliziano”
(L’isola è piena di rumori
suoni e dolci arie
che danno piacere e non fanno male)
Così dice Calibano ai due marinai Stefano e Trinculo, approdati
sulla sua isola e spaventati dagli incantesimi di Ariel. Nella Tempesta di
William Shakespeare la musica è una presenza immanente e continua,
che contribuisce a creare quel generale tono di straniamento magico in cui
si muovono tutti i personaggi. Il protagonista indiscusso di tutti i momenti
“musicali” di Tempest, è Ariel, il servo fedele di Prospero,
lo strumento di tutte le azioni magiche che avvengono sull’isola. Ariel
unisce in sé il musico, il mimo, il danzatore, l’attore: è,
in un certo senso, la personificazione dell’arte teatrale. Egli è
l’interprete del canovaccio magico imbastito da Prospero, protagonista
dell’opera. Una lettura ormai consolidata di Tempest vede in questo
personaggio la figura dell’”autore”, ovvero di colui che
controlla appieno la vicenda e fa muovere tutti gli elementi della scena.
L’elemento generatore del dramma è il naufragio, al largo di
un’isola imprecisata (nel golfo di Napoli o nei lontani mari del Sud?)
della nave che trasporta il re di Napoli Alonso con il suo seguito, e Antonio,
il duca di Milano che ha usurpato il trono di Prospero. Questi ha scatenato
la tempesta con un duplice scopo: da una parte smascherare l’usurpatore
Antonio che lo aveva fatto abbandonare in una scialuppa assieme alla figlia
Miranda, dall’altra di provocare l’innamoramento tra la stessa
Miranda e Ferdinando, figlio del re di Napoli, per garantire una successione
prestigiosa a se stesso e alla sua dinastia. Prospero, al momento dell’abbandono
in mare, è stato aiutato da Gonzalo, vecchio ed onesto consigliere,
che gli ha lasciato delle vesti e delle vettovaglie, e, bene preziosissimo,
i libri che gli consentono di creare incantesimi e che gli permetteranno di
conquistare il potere sull’isola e sui suoi abitanti: Ariel e il selvaggio
Calibano, figlio della strega Sicorax.
La nostra versione di Tempest unisce insieme il testo originale shakespeareano
che viene utilizzato per i brani cantati, la traduzione italiana di Cesare
Vico Lodovici (limitatamente al personaggio di Prospero), e la traduzione
in napoletano di Eduardo de Filippo, che è usata soprattutto per Calibano
e per i personaggi napoletani di Trinculo e Stefano.
L’Ensemble Dissonanzen si fonde per quest’occasione con un consort
barocco formato da solisti della Cappella della Pietà dè Turchini
(flauti antichi, violino, viola e violoncello), che esegue musiche di Claudio
Lugo ispirate ai brani strumentali presenti nell’opera The Tempest del
compositore inglese Matthew Locke pubblicata nel 1674. Mentre al consort barocco
(che suona con il diapason antico, ovvero con il la a 415 Hz), è destinato
il compito di supportare le due voci soliste, un trio elettro-acustico, costituito
da pianoforte preparato, chitarra elettrica preparata, sintetizzatore e campionatore
(che lavora utilizzando suoni fuori dal contesto temperato ovvero suoni concreti,
suoni/rumore, effetti strumentali non intonati) ha la funzione prevalente
di accompagnare la voce recitante. La danza si avvale sia degli spunti melodici
e armonici delle voci e del consort che degli appoggi ritmico-rumoristici
del trio. I danzatori non sono realmente delle personificazioni dei protagonisti
del “play” shakespeareano, ma cercano di rappresentarne ogni volta
lo stato emotivo e le loro relazioni. Essi sono dunque un’eco fisica
delle suggestioni provocate dal testo antico e dalla sua rielaborazione musicale.
Gli incantesimi di Prospero, mago dei sogni e dell’apparire, trovano
una risonanza anche nelle immagini realizzate da Manilio Prignano. Esse “trasformano”
in maniera virtuale lo spazio del Teatrino di Corte, realizzando, attraverso
la proiezione di segni astratti, che in parte traggono origine dalle partiture
di Claudio Lugo, una sorta di scatola magica, una scenografia di luci e colori.
Questo spettacolo è un ulteriore passo nella collaborazione intrapresa,
a partire da quest’anno, tra il Centro di Musica Antica “Pietà
dè Turchini” e l’Associazione Dissonanzen.
Note a cura di Tommaso Rossi
|||||
(download audio)
.
(opere)
|||||
|||||