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L'anima volle tutto in giovinezza
ed ora la vecchiaia la rimprovera
Fu seminato per me sulle pietre
senza speranza né attesa di frutti
I dadi messi in gioco dalla sorte
mi assegnarono a tutte le passioni
Diedi alla guerra le mie giuste forze
e conobbi le pene della pace
Oh baio scuro del piacere! Corri
fin dove giovinezza ti cavalca
Mentre il vino che irrompe nella coppa
allarga il cerchio del tuo territorio
La ragazza che mesce stringe l'otre
di pelle con le dita inanellate
1 rubini e le perle si rispecchiano
uno nell'altro con fuochi e chiarori
Ecco i giovani. Splendono di antico
valore come un loro firmamento
Anche il vino risplende nelle coppe
levate in alto a snidare la notte
La dolce schiuma attira in una rete
di bollicine chi le ronza attorno
Qui la Dama ammantata chiuse il suo
convento per noi soli nella notte
Un profumo di spezie ci condusse
fino alla fonte di un caldo mistero
Muschio sì fine lo si trova solo
da tale Dama o nel Porto del Golfo
E come il muschio è avvolto di membrana
le anfore qui son chiuse e incatramate
Sulla bilancia gettai la moneta
d'argento e Lei spillò dall'otre l'oro
Chiedemmo in spose le sue quattro figlie
per coglierne la rosa nel bel gioco
Avevano l'età che hanno le stelle
inalterate nel loro splendore
Le spose offerte tendono le braccia
perchè tu possa stringerle alla vita
Un ragazzo di mondo le conosce
dal profumo presceglie la migliore
Porta alle labbra con prudenza il calice
distingue di quel vino ogni respiro
Tutto sa dei vigneti delle annate
del vinattiere che l'ha avuto in vendita
Chiusi nel loro alone i giovinetti
hanno volti lucenti come lune
Dalla festa bandito ogni sospiro
pena di morte per chi resta assorto
Tocca le corde la voce che canta
ogni ombra tormentosa si allontana
Vanno le dita sul collo del fiuto
le labbra si richiudono sul flauto
Tocca il tamburo la mano che batte
la ballerina mette avanti il piede
Una pallida siepe di candele
porta fiori di fiamma sulla cima
Quasi una fila di lievi colonne
equilibrate in duplice armonia
In alto la penombra si dirada
agitata dai veli della luce
Ma questa luce è un modo del distruggersi
manda luce chi perde la sua vita
Sicilia mia. Disperato dolore
si rinnova per te nella memoria
Giovinezza. Rivedo le felici
follie perdute e gli splendidi amici
Oh paradiso da cui fui cacciato!
Che vale ricordare il tuo fulgore?
Mie lacrime. Se troppo non sapeste
di amaro formereste ora i suoi fiumi
Risi d'amore a vent'anni sventato
a sessanta ne grido sotto il peso
Ma tu non aggravare le mie colpe
se l'Iddio tuo già concesse il perdono
(Ibn Hamadîs / Toti Scialoja)
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